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LA SEDE DEL MUSEO
Fin dalla sua nascita il Museo della Pipa, primo del suo genere in Italia, è collocato a Gavirate (provincia di Varese) in via del Chiostro 1 tel 0332.744745. Dal 1983 il Museo ha iniziato una serie di ammodernamenti che si sono conclusi con un nuovo allestimento delle sale e degli ambienti, a maggiore vantaggio dei visitatori. L'edificio infatti ha già di per sé un valore storico, poiché costituisce una tipica casa lombarda della seconda metà del XIX secolo. Nel suo insieme, il Museo contiene circa dieci ambienti con esposizione di strumenti e oggetti artistici e manufatti in ogni sala. In particolare, i due grandi porticati chiusi, al piano terra e al piano superiore, offrono servizi di accoglienza dei visitatori e contengono macchinari per la lavorazione artigianale e artistica delle pipe. Ecco in breve gli ambienti e la loro funzione: sei sale con vetrine di cristallo, armadi e espositori in legno, bacheche, tavoli da esposizione dei reperti, ricostruzione di uffici con arredi specifici, casseforti. Segue la sala dedicata alla mostra di ceramiche e manufatti dipinti a mano da Alberto Paronelli, con tema iconografico relativo alle pipe e al mondo dei tabacchi. Di seguito troviamo un ufficio amministrativo e un locale per la biblioteca e l'archivio. Vi è anche un locale adibito ad uso di atelier ceramico e pittura, completo di forno per cottura manufatti.
SCOPI ISTITUZIONALI DEL PRIMO MUSEO PIPA DI GAVIRATE
Scopo istituzionale del museo è quello di conservare, valorizzare, rendere fruibile con obiettivi educativi, didattici e di ricerca il patrimonio artistico e i manufatti conservati dal museo, attivando collaborazioni e partnership con enti e strutture analoghe operanti nel campo della promozione culturale. La dimensione della pipa può essere indagata secondo diversi settori di indagine, a partire dal ruolo sociale del gustare il tabacco insieme ad altri, per arrivare alle tecniche di lavorazione della pipa come manufatto artistico, fino allo studio dei popoli che hanno usato questo strumento di piacere. Naturalmente il Museo propone allo studioso e al visitatore anche altri stimoli culturali, legati cioè alla moda, al design, alla valorizzazione della dimensione artistica della pipa, vero oggetto d'arte. E' questo il risultato più sorprendente scaturito da questa eterogenea e pittoresca collezione di pipe, macchine, accessori provenienti da ogni latitudine e localizzazione geografica: se lo studioso e lo storico vi potranno trovare elementi per indagare l'evoluzione dei materiali, il cittadino curioso di aneddoti vi troverà elementi per conoscere da un punto di vista originale la personalità di personaggi storici che hanno stretto amicizia con la pipa.
TIPOLOGIA DEI REPERTI OFFERTI ALLA PUBBLICA FRUIZIONE
Da un conteggio effettuato a fine 1995 i pezzi raccolti superavano le 30 mila unità, con altrettante unità bibliografiche e archivistiche relative alla biblioteca-archivio (libri, riviste, stampe, manifesti, cartoline, foto, lettere, cataloghi, documenti, dipinti, incisioni etc.). I macchinari sono una trentina fra i quali spiccano quattro torni a pedale di oltre un secolo di vita, dalle dimensioni monumentali. Gli utensili e gli strumenti meccanici sono superiori al migliaio di pezzi. I paesi a cui fanno riferimento i reperti sono l'Europa, l'Asia, l'Africa, gli Stati Uniti, le Americhe e altri ancora. Tra le essenze, ovverosia i legni di cui si conservano i reperti al Museo, ricordiamo: radiche, marasca, olivo e olivastro, ginepro, quercia, melo, bosso, gelso, legno di rosa, cipresso etc.
Segnaliamo fra le collezioni di manufatti quelle di maggiore pregio: Pipe di Bassano, Chioggiotte, Vicentine, Venete, oltre 500 pezzi; pipe in terra sarde, circa 3 mila pezzi, riproduzioni originali; pipe precolombiane del Messico e Centro America, riproduzioni originali; pipe barocco napoletano (con caricature in terra colorata); pipe in porcellana tedesche, dipinte a mano, per oltre 100 pezzi; pipe francesi di St.Claude anni fine 1800 primi 1900: pipe scolpite a mano della Valgardena, pipe dei Kmer Rossi (o delle Hill Tribes, tribù delle colline) in filigrana argentata, in circa 30 pezzi, di cui alcune celano stiletti e puntali; pipe scolpite a mano, con caricature di famosi personaggi; pipe in schiuma di mare, turche e viennesi (oltre 200 pezzi), con soggetti inconsueti e originali; pipe – narghilé; pipe tirolesi in radica con incisioni a mano (oltre 100 pezzi); pipe francesi in legni di Marasca dello Jura (circa 40 pezzi); pipe che riproducono a colori gli stemmi dei cantoni svizzeri; vasi portatabacco in decine di materiali e fogge diverse eseguite a tornio.
LA SEZIONE DELLE CERAMICHE E PORCELLANE
Alberto Paronelli, oltre che collezionista e restauratore, fu anche abile pittore, scultore, decoratore, calligrafo e ceramista. Nel corso della sua lunga attività di artista e studioso ha riprodotto su piatti di porcellana la storia della pipa come pure poesie e prose di argomento religioso e laico in molte lingue, in latino e alcuni dialetti. Questi manufatti artistici sono tutti datati e firmati, eseguiti con penna d'oca e cotti al forno. I pezzi esposti di questo tipo sono circa 500. Alberto Paronelli ha anche tenuto corsi in estate per giovani particolarmente interessati al mondo della produzione della ceramica.
LA SEZIONE DEGLI ACCESSORI PER IL FUMO
A completamento della storia di questo museo, per invogliare il visitatore a recarsi a conoscerlo di persona, ricordiamo che presso le sue sale sono esposte collezioni di tabacchiere da fiuto, pipe esotiche, bocchini da sigaretta e da sigaro, contenitori e vasi per tabacco, nettapipe e curapipe di diverso genere, nonché fiammiferi e altro materiale per la cura del fuoco. Una menzione particolare merita la collezione di conchiglie che in Polinesia erano usate, da alcune popolazioni, per ricavarne strumenti da fumo. Di particolare interesse, poi, la collezione relativa alle Caraffe da birra (Bierkruger) tedesche e austriache in porcellana dipinta che conta parecchie centinaia di pezzi. Infine, il visitatore ancora non soddisfatto potrà ammirare fra i reperti anche un fossile di Erica Arborea vecchio di 5 milioni di anni, proveniente dalla Sardegna, a testimonianza che la radica è una pianta preistorica, da considerarsi giustamente una delle progenitrici del mondo vegetale del nostro pianeta.
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